
Solo una foto
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«Aspetta, faccio solo una foto.»
È una frase che pronuncio sempre con grande convinzione.
Il problema è che nessuno mi crede più.
Davanti a noi c’è un ponte, qualche casa lungo il fiume e degli alberi che hanno deciso di mettersi tutti i colori dell’autunno.
Mi fermo.
Scatto una foto, la guardo e ne faccio un’altra.
Nella prima c’è troppa ringhiera. Nella seconda il ponte è tagliato.
Mi sposto di lato, poi faccio un passo indietro.
Alle mie spalle, chi è con me sospira. Uno di quei sospiri che ormai conosco bene.
Sto per scattare quando qualcuno attraversa il ponte. Aspetto che passi.
Un altro sospiro.
Finalmente trovo l’inquadratura giusta. Perfino la ringhiera, alla fine, ci sta bene.
«Fatto!»
Riprendiamo a camminare.
Dopo qualche passo arriva una richiesta che non mi aspettavo.
«Me la mandi?»
«Ma come? Non ne potevi più di aspettare.»
«Infatti. Voglio vedere se ne è valsa la pena.»
Gliela mando. Lui si ferma a guardarla.
Io, nel frattempo, ho già notato un’altra inquadratura.
Questa volta decido di non dire niente.
Resisto per circa tre passi.
Oltre le 18 — Un passo alla volta.
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Senza voltarsi35 secondiAccanto a certe persone
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