Non è cambiato niente nella siepe. È cambiato dove stavo io.
Certe cose funzionano così.
Ho fotografato questa ragnatela perché, all’improvviso, l’ho riconosciuta.
Eppure ci ero passata davanti mille volte senza vederla. Era sempre stata lì, nascosta tra le foglie lucide e i fiori ormai secchi. Poi la luce l’ha presa di taglio e, per pochi istanti, ogni filo è comparso.
Nella siepe non era cambiato niente.
Ero cambiata io. O forse era cambiato soltanto il punto dal quale la stavo guardando.
Mi ha fatto pensare a quante cose definiamo inutili solo perché non hanno prodotto il risultato che immaginavamo.
- Un progetto abbandonato.
- Un tentativo che non ha funzionato.
- Un’abitudine durata troppo poco.
- Una strada iniziata e poi lasciata.
Le guardiamo e pensiamo che non sia rimasto niente.
Ma forse alcune cose continuano a esistere come quella ragnatela: non nel modo in cui le avevamo progettate, non abbastanza evidenti da attirare lo sguardo, eppure ancora presenti. Un filo può essere diventato una consapevolezza. Un errore può averci insegnato un limite. Un fallimento può aver preparato una scelta che allora non eravamo ancora capaci di fare.
Non significa che ogni cosa debba per forza avere un lieto fine o nascondere una lezione.
Significa soltanto che, prima di dichiararla inutile, possiamo provare a spostarci.
Un passo di lato.
Lasciare che la luce arrivi da un’altra direzione.
E guardare di nuovo.
Il passo di stasera
Pensa a una cosa che hai costruito e che credi non sia servita a niente.
Non cercare di convincerti del contrario. Guardala soltanto da un punto diverso e domandati:
È davvero scomparsa, oppure ne è rimasto un filo che finora non riuscivo a vedere?






