
A occhi chiusi
Ci sono odori che riconoscerei in mezzo a mille.
Quello dei camini accesi è uno di questi.
A volte mi arriva mentre cammino per strada, mescolato alla pioggia e alle foglie umide. E ogni volta mi fa lo stesso effetto.
Alzo gli occhi verso i tetti, cerco il fumo tra le case. Mi piace sapere che da qualche parte c’è un camino acceso, anche quando non riesco a vederlo.
È un odore che sa di legna, ma anche di qualcos’altro che non so spiegare. Qualcosa che mi porto dentro da sempre, e che si sveglia solo così.
Forse sono le sere lunghe, passate al caldo mentre fuori fa freddo. Le mani che si scaldano piano, appena rientrati. Le chiacchiere che vanno avanti senza che nessuno guardi l’ora.
Non mi fa pensare a una casa precisa. Mi riporta a quei momenti in cui stai così bene da non voler essere da nessun’altra parte.
Per un attimo chiudo gli occhi, e lascio che sia quell’odore a raccontarmi il resto.
Oltre le 18 — Un passo alla volta.
Leggi la prossima
Chi mangia chi45 secondiA guardarla bene, non si capisce.Ti è piaciuta?
Seguimi dove passi più tempo: la prossima storia la trovi lì.
