DA DOVE È COMINCIATO

Le mie 18

Non so indicare il giorno preciso in cui è cominciato. So soltanto che, a un certo punto, le 18 hanno smesso di essere un’ora e sono diventate una sensazione.

Un ciclamino tra le radici di un albero

Quando le 18 erano la fine della giornata

Il lavoro terminava, almeno formalmente. Il computer poteva essere chiuso. Eppure non sentivo libertà. Sentivo un vuoto difficile da spiegare: troppo stanca per iniziare qualcosa, troppo irrequieta per riposare davvero.

Da fuori non si vedeva niente. La giornata era stata normale, le cose necessarie erano state fatte, nessuna catastrofe. Ma dentro cominciava quella trattativa silenziosa: come faccio a spegnere il rumore? Come arrivo a sera senza sentire tutto questo tempo davanti?

La bolla non era soltanto stare in casa. Era ripetere gesti conosciuti perché almeno non chiedevano energia, curiosità o coraggio. Era rimandare la vita a un giorno in cui mi sarei sentita più pronta.

La parte più difficile non era non sapere che cosa fare. Era non avere più un motivo che mi facesse desiderare di farlo.

Non cercavo un hobby

All’inizio pensavo di aver bisogno di riempire il tempo. Poi ho capito che riempire non bastava. Una serie, un passatempo o un altro schermo avrebbero occupato la sera, ma non avrebbero risposto alla domanda che sentivo sotto tutto il resto: che cosa sto costruendo per me?

Avevo bisogno di qualcosa che tenesse sveglio il cervello senza tenermi ancora seduta davanti al computer. Qualcosa che mi portasse fuori, mi insegnasse a osservare e producesse una traccia visibile. Ma soprattutto avevo bisogno che quella traccia, un giorno, potesse essere utile anche a qualcun altro.

La Foto Zero

Durante un’escursione ho fotografato una piccola torre di pietre. Non era la fotografia più spettacolare del paesaggio. Eppure ho scelto proprio quella.

Quelle pietre non promettevano una trasformazione improvvisa. Dicevano una cosa più credibile: l’equilibrio si costruisce. Una pietra, una scelta, una sera alla volta.

Così è nato Oltre le 18. Non nel momento in cui ho aperto un sito, ma quando ho deciso che quell’ora non avrebbe più avuto l’ultima parola su tutta la mia giornata.

La torre di pietre della Foto Zero, simbolo di Oltre le 18

Non è una storia già risolta

Ci saranno sere in cui farò un passo e altre in cui tornerò nella bolla. Non voglio trasformare questo cammino nell’ennesimo luogo in cui fingere di stare sempre bene.

Voglio raccontare anche la fatica, le contraddizioni e i giorni in cui ricominciare significa soltanto preparare lo zaino per domani.

La bolla che ci costruiamo

Quando tutto richiede energia, è facile rifugiarsi in una bolla fatta di gesti conosciuti, abitudini e giornate che si assomigliano.

All’inizio sembra proteggerci. Dentro non dobbiamo rischiare, spiegare o affrontare qualcosa per cui non ci sentiamo pronti.

Poi, quasi senza accorgercene, ciò che teneva fuori il rumore comincia a tenere fuori anche il resto: le possibilità, la curiosità, la voglia di provare.

Uscirne non significa cambiare tutto in una volta. Significa riconoscere quando quella protezione è diventata un confine e cercare una prima apertura.

Se ti riconosci

Non devi avere già tutte le risposte per cominciare. Non devi nemmeno raccontare tutto. Puoi partire da una sola scelta che interrompa, per qualche minuto, il pilota automatico. Il resto verrà un passo alla volta.

Una domanda per teQual è il momento della tua giornata in cui senti che tutto si ferma?
Fai un passo stasera